6 aprile 2011

6 aprile 2011

Ideologie striscianti vs la strada, immagine mai scontata (perché non è nostra)

questi sono appunti non si pretenda la completezza
e forse neppure la chiarezza
ma chi ha orecchie per intendere…

sono anni di striscianti ideologie,
non è vero che il loro tempo
sia finito anzi…

come si manifestano queste ideologie? Sono gruppi
di appartenenza, social network
inseguimento dell’identità

identità: cosa di cui sbarazzarsi
intrattenimento dell’essere con se stesso
alla lunga sempre noiosissimo
in genere, al cinema, lo spettatore in cerca dell’identico
oscilla
tra la sciatteria del pop a (buon) mercato
(con le sue rivalutate de-generazioni)
che lascia un inconfondibile sapore di allegria forzata
e il rigore che rimpiange le armonie perdute
di un passato mai stato

in mezzo la propensione a confermare l’ovvio
dopo un lungo e tortuoso depistaggio
di chi pratica il documentario definito d’osservazione

queste le mode

il cinema, meglio la registrazione audiovisiva del presente
non ha bisogno dell’identità, diciamo pure che la disconosce
altrimenti suona fasullo
diventa maschera
bellissima (talvolta, ma sempre peggio che niente)
eppure orrenda sempre
insopportabile
in quanto presume che dietro la maschera si nasconda qualcosa

invece no

e chi si ribella è proprio quel niente che sta
per davvero
dietro la maschera

Il cinema (la registrazione…etc)
si raggruppa
socializza
si fa rete
per pescare (a strascico)
nei festival, nella vita culturale organizzata,
autori e spettatori
entrambi all’inseguimento di una comune
identità

cosa mostruosa se ci si pensa
ideologia appunto

così è morto il cinema
non oggi, o ieri o domani
ma sempre
da sempre
poiché la sua vita
è nel trasferimento da un io a un tu
presuppone la differenza
l’opposto dell’identità
(chi ha detto che il nulla non può differenziarsi?
Anzi “è” differenza, variazione, divenire,
se no dal nulla non verrebbe nulla)

qual è quel cinema
capace di rimanere nulla?
Esiste?
Domanda paradossale

Il cinema s’annulla ogni volta che è lasciato libero
di non essere
come registrazione del presente
già ridicolizza ogni visione postuma
come visione postuma
dovrebbe solo rimpiangere il passato presente (non il passato inesistente!) del filmante
dovrebbe insomma lasciare il posto alla vita
e non supplirla, surrogarla, amputandola

invece i social network
i festival e la cultura
(insieme delle rappresentazioni socialmente elaborate)
celebrano proprio la cristallizzazione
di un’identità che nasce morta
ri-producono
ri-velano
con assurda pretesa
ciò che nasce (ahinoi) già velato
dalla pretesa di esistere

contro questa dittatura
totalitaria
e dunque ideologica
rimane solo la scappatoia
dell’immagine
del suono
del tattile etc.
che non è nostro
e che accogliamo come tale

come una foto scattata senza guardare
lungo la strada

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